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SUZUKI DR BIG 750S 1989

Tra gli amici “arancioni” è scoppiata la voglia di avere anche una moto enduro e la scelta si è orientata prevalentemente su questi modelli: Yamaha Tenerè, Yamaha Supertenerè, Honda Africa Twin 650, Honda XLV 750, Cagiva Elefant 750 oltre che alle intramontabili BMW GS 80 e GS 100.

Io cercavo una moto un po’ più snella e leggera rispetto alle bicilindriche sopra citate, ma che avesse però una cilindrata simile e, più o meno, gli stessi cavalli.

La mia scelta è caduta sulla Suzuki DR Big 750 S della seconda serie (con freno a disco posteriore) che si è rivelata abbastanza leggera (180 kg a secco) e svelta da guidare, nonché potente con i suoi 52 cavalli dichiarati.

Quando Suzuki ha presentato il suo modello di maxienduro (ricordiamo che i raid africani erano al culmine della popolarità) ha puntato su un monocilindrico con cilindrata molto alta che garantiva coppia e cavalleria quasi uguali alle bicilindriche, che andavano per la maggiore e che ho sopra menzionato, ma notevoli vantaggi in fatto di peso e guidabilità. Ricordo per la cronaca che questo motore monta un pistone con diametro di 105 mm che in dimensioni è stato superato solamente da quello montato sui motori Morini 1200 di ultima generazione. Il primo modello presentato nel 1988 aveva il motore colorato in rosso o in blu ed il freno posteriore a tamburo; nel 1989 è stato adottato il freno a disco al posteriore e dal 1990 fino al 1995 la cilindrata è stata portata a 800 cc con la potenza salita a 54 cavalli.

La posizione di guida è molto comoda malgrado il maxi serbatoio da 29 litri, che comunque non intralcia più di tanto in quanto più avanzato rispetto alle concorrenti bicilindriche. La sella è abbastanza alta da terra con i suoi 876 mm e sostiene bene anche dopo lunghi periodi di guida. Il manubrio è ben proporzionato, non stanca e permette un ottimo controllo della moto con la sua favorevole leva. Il motore è il punto forte di questa moto con i suoi 52 cavalli e 5,9 kg-m di coppia a  5.500 giri / min; si può far trotterellare a 3500 giri (90 km/h) andando a spasso con dei consumi irrisori (abbondantemente sopra i 20 km/l) oppure si può godere della cavalleria e dell’ottima coppia nel misto ed in montagna togliendosi delle belle soddisfazioni grazie anche all’ottima taratura delle sospensioni (il posteriore è un tantino morbido) che permette di prendere un ritmo veloce senza mai andare in difficoltà. In autostrada si può tenere una velocità di crociera intorno ai 130 km/h senza patire troppo l’impatto con l’aria e con percorrenze chilometriche dell’ordine dei 16 km/l che permettono di fare oltre 450 km con un pieno di benzina. La frenata è abbastanza buona con l’anteriore molto modulabile ed il posteriore che aiuta senza mai bloccare (ricordiamo che stiamo parlando di una maxi enduro) ed è nettamente superiore a quella delle BMW GS.

E’ una moto che non ha bisogno di una grande manutenzione ed il suo motorone raffreddato ad aria/olio garantisce percorrenze lunghissime (alcuni motori hanno passato senza problemi i 100.000 km),  tanto è vero che nel 1988 è stata utilizzata dalla Suzuki ufficialmente alla Parigi – Dakar con il pilota Gaston Rahier .

Direi che si tratta di una moto ancora attuale, grazie alle sue scelte progettuali, con la quale si può andare a lavorare tutti i giorni e poi partire per le ferie intraprendendo viaggi di alcune migliaia di chilometri con la sicurezza che ti riporterà sempre a casa.

 

Orazio

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