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IL MITICO ORAZIO CAVATTONI

SINTESI STORIA MOTOCICLISTICA



Sintetizzare la mia “storia motociclistica” non è semplice e non vorrei ridurla ad un mero elenco di moto possedute che mi hanno dato più o meno soddisfazioni, perché la cosa non darebbe la vera sensazione di ciò che c’è dietro ad ognuna di esse.

Ci provo partendo dal primo cinquantino un Guzzi Dingo Cross giallo, che mi rendeva un po’ lo sfigato della compagnia; il mio sogno era il Caballero, ma mio padre decise che una “Moto Guzzi” sarebbe stata semplicemente più affidabile di uno sconosciuto (a lui) Caballero. La storia dice che ha avuto ragione, ma che io rimanevo comunque lo sfigato della compagnia, anche se il Dingo di motore andava forte senza dover cambiare il carburatore.

Mi ricordo ancora le notti insonni passate prima che mi arrivasse la prima vera moto: una Benelli 125 2C con la quale ho incominciato a capire come si andava in moto ed a fare le prime sparate con gli amici, come descritto in un’altra parte del sito; è stata per me la nave scuola delle moto.

Poi è nato l’amore per il fuoristrada, dopo aver provato il KTM 175 di Alfio in una giornata invernale con strade ghiacciate; mi fecero impressione la potenza rabbiosa e la facilità del controllo della moto con la ruota posteriore che sgommava sull’asfalto gelato. Da li la scelta di acquistare una Maico 250 e di dedicarmi per due anni solo al cross (dedicarmi vuol dire tutte le domeniche in pista a Brembate o in altre piste Lombarde e vivere solo con il cross in testa !!) Dopo la Maico è arrivata la TGM 125 R77 targata, perché mi ero un po’ rotto di non poter usare la moto anche in strada con gli amici e con le ragazzine (incominciavano a farsi impellenti altre esigenze non proprio motociclistiche) ed il bellissimo periodo del Fontanino con molti degli attuali amici Arancioni.

Con la mia entrata nel mondo del lavoro ed il mio trasferimento a Novara arrivò l’acquisto di una Honda Four 750 usata con la quale tornavo a casa il venerdì in autostrada guidando come un matto.

Prima del mio matrimonio ritornai alla regolarità con una Maico GS 250 del 1981 con la quale riuscii a lussarmi una spalla alla pista di Usmate.

Dopo il divorzio girai l’assegno di buon’uscita direttamente a Colombo di Trezzo e mi portai a casa una Cagiva Elefant 650 con la quale ripresi il feeling con il fuoristrada; mitica la settimana passata in primavera all’isola d’Elba dove ho guidato su tutti, ma proprio tutti, gli sterrati dell’isola arrivando in punti incredibili.

Dopo l’arrivo del primo figlio ed un po’ di problemini economici, ho ricominciato con una Honda CB 750 usatissima con la quale andavo a lavorare in centro Milano e che non mi ha lasciato particolari ricordi.

La svolta c’è stata con l’acquisto del primo Ducati Monster, sempre usato, che ho fatto preparare da Voronoff di Milano e con il quale ho avuto il battesimo della pista a Monza. Che giornata, mi tremavano le gambe dalla fifa, ero solo senza alcun compagno di avventura che dividesse con me la tensione e con mia moglie ed i miei figli in tribuna a vedermi. Mi sembrava di andare come un aereo, ma la realtà era ben diversa; tecnica pistaiola zero ed un motore che più di tanto non poteva dare (il Monster non è proprio paragonabile a una R1). Però la scintilla era scoccata e siccome sono uno zuccone mi sono messo in testa di migliorare partecipando ad un po’ di corsi di guida in pista, prima con la Scuola di Capirossi (nel frattempo è arrivato il secondo Monster, l’S4 con motore 8 valvole da 116 cavalli) e poi con i DRE organizzati da Ducati su piste come Imola e Misano e con istruttori del calibro di Mario Lega, Stefano Caracchi e di Marco Lucchinelli. Dopo aver imparato l’imparabile, con l’Aprilia Tuono che ho tuttora ho battuto per tre anni le piste dell’alta Italia (mi manca solo Mugello) togliendomi delle bellissime soddisfazioni personali (in fin dei conti a quasi cinquant’anni mi sono rimesso in discussione motociclisticamente un’altra volta e sono riuscito ad imparare molte cose nuove e utili). Nello stesso periodo ho anche partecipato a tre corsi di Motard organizzati dalla KTM durante i quali mi sono divertito moltissimo ed è saltata fuori l’attitudine alla guida sporca del fuoristradista. Troppo bello.

Devo dire che la “moto” nella mia vita ha avuto un ruolo molto importante; mi ha permesso di fare sport, di confrontarmi con gli altri, di migliorarmi e di conoscere i miei limiti sia di guida che caratteriali. Mi ha aiutato a crescere come persona.

Le moto d’epoca sono un’altra cosa e mi accompagneranno sicuramente in futuro, visto che il fisico è quello che è e che certe cose (diciamo che sono ormai diventato “grande”) è meglio che non le faccia più. Come dice il proverbio “zucca e melone ad ognuno la sua stagione”.

Orazio

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