LAVERDA 750 SF
Oggi vogliamo parlarvi della moto italiana sportiva per eccellenza degli anni 70:
LAVERDA 750 SF del 1973.
Tecnica
Questo è il terzo modello presentato dalla Casa di Breganze sul quale sono state apportate tutte le migliorie ricavate dall'uso sportivo, derivate direttamente dal modello SFC (Super Freni Competizione) utilizzato sia in gare nazionali che internazionali e che ha mietuto numerosi successi soprattutto nelle gare di durata.
In pratica gli aggiornamenti apportati al modello del 1972 sono stati l'utilizzo del medesimo forcellone della SFC, valvole di maggior diametro, carburatori Dellorto da 36 mm (al posto di quelli da 30 mm), freni a doppia camma con un solo punto di forza della leva di comando e con piatto porta ceppi avente numerose nervature di rinforzo.
Le maggiorazioni del diametro delle valvole, del diametro dei carburatori e degli scarichi, portati a 40 mm, portano la potenza a 66 CV a 7.300 giri con una velocità massima di 195 km/h ed un peso a secco di 218 kg; rispetto alla prima versione "S" si ha un incremento di potenza di ben 6 CV.
Impressioni di guida
Abituati alle moto attuali che vantano circa lo stesso peso, ma più del doppio della potenza, è strano pensare che stiamo guidando una moto derivata dalle competizioni. La prima impressione è quella di guidare un cancello!! La moto è dura da inserire in curva, anche a causa del profilo delle gomme; una volta in piega richiede una buona dose di muscoli per raddrizzarla e farle cambiare direzione, soprattutto quando si affrontano le curve a velocità oltre i 130 km/h. Malgrado sia denominata "SF" cioè super freni, la frenata è abbastanza progressiva, ma lunga ed insistendo si nota un surriscaldamento che fa perdere registro alla leva. Questo fa pensare al "pelo" che avevano i piloti dell'epoca che comunque in gara tiravano delle staccate impressionanti; tanto di cappello!
Il motore è pastosissimo con una "schiena" notevole; la potenza è rilasciata in modo lineare, senza vuoti, anche per merito della buona spaziatura del cambio. La frizione è da uomini veri e dopo una mezza giornata di utilizzo i crampi all'avambraccio compaiono come per incanto. Se si fa girare il motore verso la zona alta del contagiri, le prestazioni sono entusiasmanti cosè come il rombo pieno e cupo.
In definitiva, dopo aver resettato il cervello ed aver fatto un salto all'indietro con la macchina del tempo, si apprezza la consistenza di questa moto tipicamente italiana con un gran telaio che una volta in piega le fa seguire la traiettoria impostata senza il minimo tentennamento ed un motore pieno e facilmente sfruttabile.
In un giorno ho percorso più di 300 km rilevando consumi di 15 km/l con tratti percorsi anche in autostrada con velocità a volte di molto oltre i limiti consentiti. Certo che fare 300 km con una moto di queste equivale farne 500 con una moto attuale ! In ogni caso l'innamoramento è sicuro ed il sapore che si riscopre è quello antico ma mai dimenticato della buona torta della nonna.
ORAZIO




