ALBINO QUADRI
Iniziamo la nostra nuova rubrica dedicata ai personaggi legati al nostro territorio, che hanno fatto e vissuto la storia del motociclismo, parlando di Albino Quadri.
Lo incontriamo nell’officina che gestisce con il figlio Andrea a Colnago. nella quale si occupa sia di moto moderne sia di restauri eseguiti ad altissimo livello; in realtà più che in un’officina sembra di entrare in una sala operatoria dove regnano l’ordine e la pulizia assoluti e dove sono in bella mostra moltissime foto che lo ritraggono nei momenti più significativi della sua lunga carriera terminata nel 1991 nel motomondiale classe 125 come capo meccanico del Team Garelli
Questo vispo e disponibile 74enne ne ha molte di cose da raccontare visto che , tra l’altro, è stato il tecnico motorista di un certo Angel Nieto 12+1 volta campione del mondo nella classe 125 (come dice il campione spagnolo molto superstizioso).
“Allora Albino, raccontaci un po’ di te, dove hai inziato?”
“Ho iniziato alla Parilla come collaudatore e poi sono passato al reparto montaggio motori. Il Sig. Parilla mi mandò due mesi in Inghilterra a modificare la distribuzione dei motori 98 cc quattro tempi che venivano montati sullo scooter Slughi e che davano dei problemi. Al mio ritorno venni inserito nel reparto corse con Atti e Righini: ero il meccanico dell’indimenticato Vittorio Brambilla che ha iniziato la sua carriera con le moto, guidando la Parilla 175 derivata di serie. Nel 1961, la Parilla fornì circa 1000 motori a quattro tempi alla Garelli (che faceva solo motori a due tempi) ed io ero l’incaricato dell’assemblaggio di questi motori prima che venissero installati nei telai che la Garelli costruiva. Per eseguire questa attività mi recavo 3 volte alla settimana presso la sede della Garelli. La Parilla aveva posto un veto per impedire che la Garelli potesse “rubargli” i dipendenti non concedendo il passaggio diretto di assunzione. Così, visto che mi trovavo bene in Garelli, per poter andare a lavorare da loro, mi sono dovuto licenziare dalla Parilla e farmi assumere per un anno alla Innocenti dove ero alle dipendenze del direttore Gigi Villoresi. Dopo il fatidico anno di transizione sono stato contattato dal William Soncini e sono stato assunto alla Garelli. Prima ho lavorato al reparto assistenza, poi sono divenuto responsabile del reparto montaggio motori di tutte le catene di montaggio. Quando è stato creato il reparto esperienze con Soncini e Dondi ho seguito il progetto per battere il record del mondo di durata sulle 24 ore con la classe 50; nel Novembre del 1963 sulla pista di Monza abbiamo battuto ben 8 record del mondo sotto la pioggia con sei piloti tra i quali mi ricordo Patrignani, Pernigotti, Zubani e Pastori che si sono alternati alla guida della moto.
Da li è partita l’avventura del reparto corse e della partecipazione dal 1982 al 1986 al mondiale 125 che ha portato la vittoria di sei titoli con Nieto (4), Cadalora (1) e Gresini (1), 44 vittorie e 87 podi. Per la Garelli hanno corso anche altri buoni piloti come Vitali e Gianola che però non sono mai riusciti a vincere nessun titolo iridato. Il direttore tecnico era l’Ing. Jan Thiel ed il direttore sportivo era Daniele Agrati. Nel 1987 visto che i nostri 125 bicilindrici erano troppo veloci, la Federazione ha stabilito che le 125 dovessero essere monocilindriche; Garelli fece un motore monocilindrico che però non fu mai molto competitivo. Facemmo anche la 250 con motore bicilindrico che venne guidata da Maurizio Vitali, che ora si occupa dei caschi di un certo Valentino Rossi. Dal 1989 al 1991 sempre con l’Ing. Jan Thiel e Daniele Agrati creammo un team dove correva il pilota Xavier Debon (fratello maggiore di Alex che corre attualmente nella Moto2) su moto Honda 125. La moto è questa qui che ho in bella vista nella mia officina; sono riuscito a trovarla casualmente l’anno scorso al mercatino di Novegro e l’ho subito acquistato perché porta con se un sacco di ricordi”.
In effetti in una delle foto appese nella sua officina, è presente la stessa moto con i colori Ducados (sponsor tabaccaio spagnolo) al via del Gran Premio di Austalia del 1990.
“Poi Albino cosa è successo?”
“Nel 1991 Daniele Agrati ha sciolto il Team e sono andato in pensione. Ho aperto questa officina con mio figlio Andrea nella quale, tra le altre cose restauro moto per clienti ma anche per me. Per mostrare a mio figlio i metodi di lavoro che avevamo al reparto corse in Garelli, ogni tanto lo portavo con me e così lui ha potuto assimilare il modo di lavorare che avevamo e che viene applicato anche oggi qui da noi. Andrea ha imparato molto e devo dire con orgoglio che mi ha anche superato in bravura.”
“Nella tua lunga carriera hai lavorato e conosciuto tanti grandi piloti, sia giovanissimi come Reggiani, Cadalora, Gresini e Gianola, sia dei vecchi volponi come Nieto e Lazzarini; raccontaci un po’ com’era l’ambiente di allora e com’erano questi piloti.”
“L’ambiente era sicuramente più alla buona e nel paddock si viveva in grande armonia, facendo baldoria tutti insieme anche se di team diversi; forse c’era più voglia di divertirsi e un po’ meno professionalità anche se allora comunque si lavorava tanto ugualmente.
I piloti erano quasi tutti dei gran tecnici con molta sensibilità e dovevano, nei vari turni di prova, sistemarsi i rapporti del cambio, la taratura delle sospensioni, la carburazione e tutti erano in grado di indirizzarti sulla strada giusta per sviluppare al massimo la moto. Al giorno d’oggi hanno il grande aiuto della telemetria che, con la raccolta di tutti i dati con il computer, già ti da l’indirizzo di come lavorare sulla moto. Allora di computer non ce n’erano, il computer vero era il cervello del pilota. Il migliore in questo senso era Lazzarini che quando rientrava ai box ti diceva come sistemare la moto e dove intervenire. Questa grande sensibilità l’avevano anche Cadalora e soprattutto Gresini che era un tecnico molto bravo oltre che un gran pilota. Poi c’erano anche altri piloti che ti chiedevano delle modifiche, tu non le facevi, rientravano in pista e dicevano che la moto era cambiata e che andava meglio!!
“E Angel Nieto com’era??”
“Nieto è stato sicuramente il migliore, il più intelligente e soprattutto un grande uomo. In gara raramente partiva dalla Pole Position, recuperava un po’ alla volta, si portava primo e vinceva di qualche metro rendendo le gare avvincenti; la verità invece era che aveva moltissimo margine rispetto agli altri e li illudeva che nella gara successiva avrebbero potuto batterlo, ma la realtà era ben diversa. Non per questo non rispettava i suoi avversari, ma era la sua furbizia che lo rendeva diverso dagli altri piloti. Era una persona molto umana, che divideva con noi meccanici i premi d’arrivo (quando vinceva potevano essere anche quattro milioni di Lire), festeggiava con la squadra ed era molto brillante. Altri piloti non ringraziavano nemmeno noi meccanici per i risultati che ottenevano e per i sacrifici che facevamo.
“Il più simpatico che hai conosciuto??”
“Sicuramente il grande Vittorio Brambilla, brianzolo verace che ho conosciuto quando ero in Parilla, con il quale grazie ai modi molto ruspanti ci si divertiva tantissimo. Un altro matto con il quale si facevano le nottate era l’americano Randy Mamola che non ha mai vinto un titolo mondiale ma che riusciva a farsi voler bene dal pubblico per il suo modo molto spettacolare di correre. Poi non posso dimenticare Reggiani con il quale ci si divertiva moltissimo e al quale voglio bene.
“Avrai incontrato anche qualche pilota un po’ meno simpatico nella tua carriera”
“Lazzarini era un tipo un po’ particolare, poco propenso a riconoscere il lavoro degli altri e anche molto attaccato ai soldi: a fine gara anche se vinceva, mance da lui non ne sono mai arrivate”
“Ci puoi raccontare qualche aneddoto, cose che ti ricordi in modo particolare??”
“La vedi quella foto là dove sto lavorando su quella Garelli 350 costruita nel 1926” mi dice indicando una foto in bianco e nero ?? “Quella moto era un cimelio in casa Garelli perché è stata la prima moto da competizione prodotta, aveva un motore due tempi monocilindrico con cilindro sdoppiato, due pistoni ed un solo albero motore(!!). Era conservata completamente smontata in una cassa: un giorno mi chiesero di rimontarla e di avviarla. Naturalmente ci riuscii e forse quello fu il mio primo “restauro”
Ed ancora racconta:
“In Inghilterra nel giro di allineamento Nieto si accorge di avere uno dei due semimanubri rotto e che non ce l’avrebbe fatta a prendere il via. Era la terzultima gara della stagione e si stava giocando il titolo mondiale con il compagno di squadra Lazzarini. Sulla griglia di partenza, per darci il tempo di cambiare il pezzo rotto, prende la cassetta degli attrezzi e la rovescia “inavvertitamente” davanti alla sua moto spargendo ferri dappertutto. Io prendo il motorino e mi dirigo di corsa nei box per prendere il nuovo manubrio, impennando per far spostare i commissari di pista che non volevano farmi passare. Prendo il manubrio, ritorno di corsa sulla griglia di partenza e cambio il pezzo, mentre gli altri nostri meccanici raccolgono molto lentamente tutti gli arnesi. La gara parte, Nieto vince la gara e matematicamente anche il titolo mondiale!! Questa era la furbizia di Nieto. Lazzarini la prese molto male e non potè più vedermi, ma io che lavoravo per la Garelli ho fatto solo il mio dovere.
C’erano anche tensioni e invidie tra i meccanici; un bel giorno venni promosso responsabile dei motori di tutti i piloti dal Team Manager Daniele Agrati; un altro meccanico (un bergamasco di cui non faccio il nome) non la prese bene e cercò in ogni modo di mettermi in cattiva luce. Durante una gara si ruppe l’albero motore della moto di Lazzarini che sbiellò; questo mio collega, una volta portata la moto al box, strappò il carburatore dalla sua sede per dimostrare che io lo avevo fissato male e che la moto non andava per quel motivo. Lazzarini la prese molto male perché pensava che io fossi il responsabile dell’accaduto. Quando smontai il motore e feci vedere all’Ing. Thiel la biella che usciva dal basamento capì che non avevo nessuna colpa ed allontanò dalla squadra l’altro meccanico. Per dimostrare che questa storia non era vera, Jan Thiel consegnò al giornalista Roberto Patrignani i pezzi della moto che si erano rotti il quale li mostrò poi a Lazzarini per fargli capire che io non avevo nessuna responsabilità di quello che era accaduto.
Un altro ricordo doloroso è stato quando in Inghilterra durante le prove non riuscivo a far partire una delle moto; la spingevo ma non partiva, poi di colpo i motore parte e mi trovo in pista senza più poter tornare indietro. Decido di completare il giro, così senza casco e con la tuta da lavoro, ma arrivato alla prima curva a causa dell’asfalto bagnato, perdo il controllo della moto e cado rovinosamente prendendo botte da tutte le parti. Il peggio è che dopo ho dovuto smontare mezza moto per rimetterla in grado di partire per la gara.
“Hai qualche rimpianto ??”
“Il più grosso rimpianto è che non c’è più Daniele Agrati al quale ero molto legato e che mi ha dato nella vita delle soddisfazioni enormi. Era veramente una grande persona.”
“Ma nella tua vita ti sarebbe piaciuto fare qualcos’altro??”
“Mi sarebbe piaciuto fare il pilota perché me lo sentivo nel sangue e sapevo di essere anche veloce, ma essendo rimasto orfano di padre quando avevo 10 anni, mi sono dovuto mettere a lavorare; ero figlio unico con un’officina da mandare avanti e non ho proprio potuto fare il pilota. Così ho sempre fatto il meccanico ed ho anche avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno voluto bene e valorizzato come Parilla, Jan Thiel, William Soncini e lo stesso Daniele Agrati ai quali sarò sempre grato”.
“Sei ancora in contatto con i personaggi del motomondiale ??”
“No, non sento più nessuno; ai funerali di Daniele Agrati ho rivisto Vitali e Bagnoli. Ho visto Guido Meda l’anno scorso al mercatino di Novegro che mi ha riconosciuto ed abbiamo telefonato a Reggiani per salutarlo, ma non siamo riusciti a rintracciarlo. Qualche anno prima Reggiani era venuto a trovarmi qui in officina proprio con Daniele Agrati.”
Abbiamo conosciuto un personaggio che ha vissuto la parte pionieristica e la parte più tecnologica del motociclismo, che ha messo grande passione e professionalità nel suo lavoro: ha girato il mondo, ha conosciuto personaggi famosi (è stato ricevuto in udienza con la squadra anche dal Papa) e si è fatto un bagaglio di esperienza che lo arricchito come persona. Albino nonostante l’età è ancora un giovanotto, e lo si vede dagli occhi che brillano, sia ricordando il passato sia quando parla delle cose che sta facendo attualmente e dei suoi progetti futuri. E’ una persona che arricchisce chi lo conosce proprio per questo grande amore che ha per la vita e per il suo lavoro. Ha messo a disposizione del figlio Andrea tutta la sua “arte” della quale anche noi possiamo godere entrando nella loro officina.
Grazie Albino.
Orazio
